Aggressività nei malati di Alzheimer, come gestirla

Quando si parla della malattia di Alzheimer si pensa essenzialmente a sintomi di tipo cognitivo: perdita di memoria, problemi di orientamento, difficoltà nel pianificare semplici attività quotidiane. Forse non tutti sanno però che, oltre a disturbi dell’umore come ansia e depressione, l’Alzheimer può portare anche a episodi di aggressività, manifestazione che si verifica con una certa frequenza nelle persone con questa patologia.

Quest’ultima compare, di solito, quando la malattia va incontro a peggioramento. Spesso sono i momenti di stress a scatenare le crisi: il malato mostra episodi di nervosismo, si rifiuta di collaborare, si irrita per ragioni apparentemente banali. A volte compaiono manifestazioni più violente, soprattutto di tipo verbale, come insulti e urla, mentre più di rado si assiste a un’aggressività di tipo fisico, anche se può accadere. 

Per familiari e caregiver non è facile tenere sotto controllo queste situazioni, ma i momenti di aggressività si possono gestire, mantenendo la calma e rivolgendosi eventualmente a personale specializzato. Vediamo insieme perché le persone con Alzheimer possono incorrere in questi episodi e come è opportuno comportarsi.

Perché i malati di Alzheimer possono diventare aggressivi?

Il legame tra Alzheimer e aggressività è condiviso dalla comunità scientifica, come sostiene anche una revisione di studi uscita nel 2019 su The American Journal of Geriatric Psychiatry, condotta dagli esperti del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Oxford, in Inghilterra. Tuttavia, l’aggressività non si manifesta necessariamente in tutte le persone che hanno questa patologia.

La tendenza ad arrabbiarsi per questioni di poco conto può essere dovuta all’effetto della patologia sul sistema nervoso, ma anche, ad esempio, allo stato confusionale o al senso di incapacità che mettono a disagio il malato e che gli impediscono di reagire serenamente ai mutamenti che avverte attorno a sé e che non riesce a gestire. Questi sintomi possono comparire anche in altre forme di deterioramento cognitivo, come la demenza senile, che va differenziata dall’Alzheimer in fase di diagnosi. 

Può essere sufficiente un evento banale per innescare nella persona i segnali dell’aggressività, con insulti, lancio di oggetti, reazioni spropositate rispetto alla situazione scatenante. Quest’ultima può essere l’assenza del caregiver, una degenza ospedaliera, un malessere fisico, l’appetito, un problema di comunicazione con la persona curante, solo per fare degli esempi. Tutti episodi apparentemente di poca importanza, ma fortemente destabilizzanti per un anziano che sta perdendo le proprie certezze e le capacità critiche, che fatica a esprimere i propri bisogni e a relazionarsi con gli altri.

L’aggressività scaturisce dallo stress

Nei malati di Alzheimer l’aggressività, in genere, è la risposta a un evento che il soggetto percepisce come conflittuale o minaccioso. Queste persone, infatti, perdono progressivamente la capacità di gestire la vita di tutti i giorni e di comprendere richieste e piccoli cambiamenti, come un menù diverso dal solito o la proposta di indossare un capo d’abbigliamento piuttosto che un altro, ad esempio. Non riuscendo a esternare il disorientamento cognitivo che la malattia comporta, l’anziano va incontro ad ansia e frustrazione. Finisce quindi per spazientirsi e irritarsi, comportamento che può, in certi casi, diventare anche violento, con spintoni e offese rivolte al caregiver. La malattia, infatti, porta spesso alla caduta dei freni inibitori e la persona arriva a pronunciare insulti e parolacce, cosa che non avrebbe mai fatto prima. 

Questo comportamento causa un forte disagio nei familiari e in chi si occupa di lui, soprattutto le prime volte. Per il caregiver è facile pensare di non essere in grado di gestire le difficoltà, quindi il rischio è quello di incorrere, a propria volta, in situazioni estremamente stressanti. Vediamo insieme, allora, che cosa si può fare per affrontare questi episodi e come li si può gestire.

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Alzheimer e aggressività: cosa fare

L’aggressività nell’Alzheimer, come abbiamo detto, non dipende dalla volontà del malato o da una scorretta gestione da parte dei parenti o di chi lo assiste. Si tratta, infatti, di una conseguenza della malattia ed è importante partire da questo presupposto. 

Per gestire le crisi adeguatamente è molto utile immedesimarsi nel proprio caro. Comprendere il suo smarrimento, la confusione, la perdita dei punti di riferimento può insegnare ad avere maggiore pazienza e permettere di evitare situazioni potenzialmente conflittuali. Inoltre, è utile seguire semplici, ma importanti indicazioni per gestire eventuali episodi e calmare il malato. Ad esempio, non serve cercare di farlo ragionare o discutere con lui, così come è inutile rimproverarlo, perché, a causa della sua condizione, non trarrebbe alcun insegnamento dall’accaduto. D’altra parte, è bene non mostrarsi impauriti o confusi, anche se queste manifestazioni tendono a disorientare, soprattutto le prime volte.

Come gestire un comportamento aggressivo nel malato di Alzheimer

Non appena compare la crisi, è essenziale mantenere la calma, contando mentalmente fino a dieci e respirando profondamente prima di mettere in atto qualsiasi reazione. A questo punto è utile:

  • Lasciare che l’anziano si sfoghi, ascoltandolo con atteggiamento comprensivo.
  • Parlargli con calma, con voce rassicurante, facendo capire che si è pronti ad aiutarlo.
  • Usare la comunicazione non verbale, un efficace conforto per le persone con Alzheimer: una mano sul braccio, una carezza danno sicurezza, soprattutto negli stadi più avanzati della malattia.
  • Se l’anziano diventasse aggressivo (cosa che, sebbene raramente, può succedere), ci si può mantenere a una certa distanza, assicurandosi di avere una via di fuga per mettersi in sicurezza.
  • Se la crisi dovesse peggiorare, ad esempio sfociando in atti violenti o lancio di oggetti, è meglio lasciare la stanza per dare all’anziano la possibilità di calmarsi, e  chiamare aiuto.

Come comportarsi con il malato dopo la crisi

Quando la crisi sembra risolversi è il momento di restare accanto al malato, parlando con lui per rassicurarlo ulteriormente. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Si può provare a spostare la sua attenzione verso qualcosa che gli piace, continuando a parlargli con un tono calmo.
  • Poiché l’anziano è spesso confuso, occorre comunicare in modo semplice ed efficace, per esempio usando i nomi delle persone, anziché i pronomi, e affrontando un argomento per volta per essere certi che comprenda tutto correttamente.
  • La persona con Alzheimer può avere visibilità limitata e un ristretto campo visivo. Per questo, per parlarle, è bene scegliere un luogo ben illuminato, tranquillo, ponendosi alla stessa altezza e a una distanza non superiore al metro e mezzo. In questo modo, leggere le labbra della persona che lo accudisce gli darà sicurezza.

Come prevenire gli episodi di aggressività

Per evitare che compaiano momenti di aggressività, o anche solo per riuscire a gestirli con buoni risultati, è utile cercare di individuare gli episodi che causano disagio o conflittualità nel malato. Per aiutarsi in questo si possono seguire alcuni consigli:

  • Creare una routine rassicurante nella giornata dell’anziano: eventuali imprevisti, infatti, hanno l’effetto di disorientarlo e agitarlo. Se non è possibile farlo, l’anziano deve avere il tempo di abituarsi a essi. In caso di visite mediche, ad esempio, è bene avvisarlo con buon anticipo, per dargli la possibilità di prepararsi all’idea.
  • Trovare un equilibrio tra attività e riposo aiuta a prevenire le crisi. Per esempio, è utile proporre di svolgere attività fisica, ma ogni giorno è fondamentale anche assicurare riposo a sufficienza, in particolare in tarda mattinata e dopo il pasto.
  • Fare una passeggiata all’aria aperta se possibile ogni giorno lo mantiene in forza e lo rasserena.
  • Tra le attività manuali, scegliere quelle che preferisce e in cui si sente più abile. Non obblighiamo l’anziano a provare cose nuove, perché, per quanto semplici, potrebbero spaventarlo e indurlo in confusione. 

Alzheimer e aggressività: quando servono i farmaci e quali sono gli approcci alternativi

Per controllare l’aggressività nell’Alzheimer esistono alcuni farmaci che hanno l’effetto di stabilizzare l’umore, e quindi di ridurre le crisi violente che potrebbero mettere a rischio l’incolumità del caregiver e del malato stesso. Generalmente, comunque, i farmaci vengono usati solo in alcuni casi, e non per sintomi lievi o moderati. Anche in presenza di manifestazioni più serie e invalidanti, lo psichiatra li prescrive solo dopo aver valutato accuratamente il quadro clinico generale e altri fattori di rischio. Lo specialista è l’unico che può indicare il medicinale adatto in ciascuna situazione, nella formulazione di più semplice assunzione e nella dose corretta. Il caregiver, inoltre, deve osservare scrupolosamente le indicazioni del medico, segnalando sempre eventuali effetti collaterali.   

Nella maggior parte dei casi, gli esperti preferiscono ricorrere ad altri approcci, rispetto a quello farmacologico, per trattare sintomi dell’Alzheimer come aggressività, agitazione e nervosismo. Questa linea è sostenuta, ad esempio, da uno studio uscito sul British Medical Journal nel 2015, svolto dall’Università del Michigan e dalla John Hopkins University, secondo il quale è meglio investire sulla formazione dei caregiver e mettere in atto interventi comportamentali e ambientali

L’aggressività e altri sintomi come disorientamento e confusione mentale, secondo lo studio, si riducono notevolmente se l’anziano con Alzheimer vive in un ambiente ordinato e privo di barriere, sereno e con una buona illuminazione. Anche diffondere della musica, coinvolgere in attività semplici ma appaganti, parlare con voce calma possono prevenire le crisi, come in parte abbiamo anticipato in precedenza. 

La persona che assiste dovrebbe sempre essere in contatto con il medico, non solo per avere indicazioni sulla gestione del malato ma anche per il proprio benessere psicofisico. Non è semplice, infatti, occuparsi di una persona con Alzheimer, quindi è essenziale riferire al medico dubbi, incertezze ed, eventualmente, chiedere un supporto anche per se stessi. È inoltre importante che il caregiver si conceda, di tanto in tanto, qualche pausa, per evitare che la fatica psicofisica lo porti a scaricare le frustrazioni sull’anziano e ad assumere un atteggiamento conflittuale.

Le strategie descritte richiedono più tempo rispetto ai farmaci, ma hanno effetti più duraturi, in modo particolare se si ricorre all’approccio DICE (Descrivere, Indagare, Creare ed Esaminare), messo a punto negli USA, che insegna a svolgere l’assistenza nel modo più naturale possibile. Vediamo insieme i vari punti su cui si basa:

  • Descrivere: il caregiver e, se ancora possibile, l’anziano dovrebbero descrivere le situazioni in cui compaiono le manifestazioni aggressive.
  • Indagare: il medico e le altre figure sanitarie controllano i sintomi, i farmaci assunti, lo stile di vita e l’igiene del sonno, tutti fattori che possono contribuire alla comparsa delle crisi.
  • Creare: il medico e gli operatori sanitari lavorano insieme con il caregiver per prevenire i problemi comportamentali e intervenire adeguatamente se si presentano.
  • Esaminare: gli operatori sanitari hanno la responsabilità di valutare se il malato risponde correttamente al trattamento o se è necessario cambiare approccio.

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Il Nucleo Alzheimer di Real Salus

Non sempre la famiglia di una persona con Alzheimer ha la possibilità di offrire al proprio caro l’assistenza necessaria, soprattutto quando la patologia è in forma già avanzata. In questi casi esistono realtà specializzate, che non servono a sostituire, ma ad affiancare i familiari nella gestione dell’anziano. 

Ne è un esempio Nucleo Alzheimer di Real Salus – società che gestisce varie strutture per anziani a Bologna e provincia – un’area specializzata nel garantire cure, stimoli e riabilitazione alle persone con problemi di demenza e decadimento cognitivo. La stessa progettazione degli spazi, privi di barriere architettoniche e con arredi facilmente riconoscibili, risponde all’esigenza di stimolare l’autonomia dell’ospite e migliorare le competenze cognitive.

Il Nucleo Alzheimer dispone, inoltre, di aree dedicate alla socializzazione con altre persone, oltre che allo svolgimento di attività manuali come, ad esempio, il cucito, la cura delle piante, la realizzazione di piccoli oggetti, che stimolano l’autonomia, fanno emergere abilità nascoste e restituiscono il senso del tempo, migliorando l’autostima e la percezione di sé. 

Sono ovviamente sempre presenti le cure e l’assistenza di medici, infermieri e figure specializzate che non solo si occupano della salute dell’anziano, ma lo seguono nei progressi psico-cognitivi e lo supportano nel quotidiano.

Garantire al proprio caro questo tipo di assistenza è un gesto di amore che permette di rallentare l’evoluzione della malattia e di mantenere più a lungo il benessere psico-fisico del proprio caro. Contattaci per maggiori informazioni sulla struttura e sui servizi offerti.

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