Intervista a Leonardo Folchi, Responsabile dell’organizzazione aziendale delle Residenze per Anziani Real Salus di Bologna e Ferrara
L’ingresso in una Residenza per Anziani è uno dei momenti più delicati nel percorso di cura di una persona fragile, e altrettanto complesso per chi le sta accanto. Si tratta, infatti a tutti gli effetti, dell’avvio di una nuova fase di vita che coinvolge l’ospite, la sua storia, le sue abitudini, e una famiglia spesso incerta su cosa aspettarsi, a volte con qualche timore e senso di colpa.
Proseguiamo con questa seconda uscita di “Dentro l’assistenza“, la rubrica del blog Real Salus dedicata ai temi centrali del mondo assistenziale, raccontati dalla voce di chi lavora ogni giorno a contatto con gli ospiti e le loro famiglie.
Torniamo a parlarne con Leonardo Folchi, Responsabile dell’organizzazione aziendale delle Residenze per Anziani Real Salus per le sedi di Bologna e Ferrara, questa volta per capire cosa succede davvero nelle prime settimane dopo l’ingresso, e come la struttura accompagna ospiti e familiari in questa fase.
Dott. Folchi, cosa succede concretamente dal momento della domanda di accesso fino all’ingresso effettivo?
L’intero percorso ha inizio con un primo colloquio. Il nostro futuro ospite e i familiari vengono accolti dall’addetto all’accoglienza, che presenta la struttura, l’organizzazione e i livelli di assistenza disponibili, e raccoglie le prime informazioni sanitarie e personali. È un momento importante perché è lì che cominciamo a costruire un quadro della persona, e non solo della sua condizione clinica.
Da quel colloquio si arriva poi a concordare la data di ingresso che, in alcuni casi particolari, può essere anche immediata. Consiglio sempre alle famiglie, quando possibile, di prenotare anche una visita alla struttura prima di decidere, per vedere gli spazi con i propri occhi.
Cosa avviene invece il giorno dell’ingresso, e che cos’è il Piano Assistenziale Individualizzato
Il giorno dell’ingresso l’ospite con il proprio familiare di riferimento vengono accolti in accettazione dove si svolge l’iter amministrativo, e viene consegnata la carta dei servizi insieme al contratto. L’infermiere, già informato dell’arrivo, accoglie la persona e la accompagna in camera. È un momento in cui il supporto della famiglia è preziosissimo sia da un punto di vista pratico che emotivo. Insieme si compila la cartella sanitaria con tutte le informazioni utili a costruire il Piano Assistenziale Individualizzato, e da lì il medico effettua la visita e imposta il piano terapeutico.
Intanto l’infermiere si occupa della pianificazione individualizzata coinvolgendo fisioterapisti, animatori, operatori socio-sanitari e i responsabili delle attività assistenziali. È un lavoro corale che intreccia il più possibile le abitudini di vita della persona, quelle che spesso solo la famiglia conosce davvero e sono un tassello fondamentale di quel piano.
Quali sono i segnali che, a livello organizzativo, vi dicono che un anziano si è ambientato bene?
Ovviamente monitoriamo con molta attenzione come un nuovo ospite si relaziona con il personale e con gli altri ospiti. Non è una fase a tempo fisso, per qualcuno bastano pochi giorni, per altri serve più tempo, e va bene così. Di segnali ne osserviamo diversi e raramente sono eclatanti, più spesso sono piccoli cambiamenti che il personale impara a riconoscere come indicatori positivi.
Una persona che inizia a partecipare alle attività proposte, che si muove con maggiore autonomia negli spazi comuni, che instaura un buon rapporto con un operatore o con un altro ospite. Anche il sonno e l’alimentazione sono indicatori importanti, spesso un miglioramento su questo fronte accompagna un miglior adattamento generale.
Cosa può fare la famiglia per facilitare l’adattamento nei primi giorni?
Il consiglio più importante è probabilmente quello di restare presenti, ma con naturalezza, senza far percepire all’anziano la propria ansia o il proprio disagio per la situazione. Anche piccoli gesti aiutano molto, come portare un oggetto personale, una fotografia, un capo di abbigliamento che la persona riconosce come proprio. Sono dettagli che danno continuità tra la vita di prima e quella in Residenza, e che riducono il senso di spaesamento. È utile anche condividere con noi informazioni che possono sembrare poco rilevanti, ma che spesso non lo sono come una routine serale, un modo di dire, una preoccupazione ricorrente. Più la famiglia comunica, più riusciamo a personalizzare l’accoglienza.
Cosa devono sapere in concreto le famiglie su tempistiche e documenti necessari per l’ingresso?
A livello pratico possiamo dare sicuramente alcune indicazioni molto precise. Il soggiorno minimo, sia in casa di riposo che in casa residenza anziani, è di un mese; per percorsi di riabilitazione o soggiorni estivi la durata si concorda direttamente in fase di prenotazione.
Rispetto ai documenti, al momento dell’ingresso servono i documenti d’identità e sanitari dell’ospite, la prescrizione della terapia in corso, le dimissioni ospedaliere se presenti, e gli eventuali piani terapeutici. Inoltre, chiediamo al caregiver di compilare una scheda contenente le principali abitudini, preferenze, autonomie e routine della persona. Si tratta di uno strumento molto utile per consentire all’équipe di conoscere meglio il nuovo ospite e personalizzare fin da subito l’assistenza.
Ovviamente consigliamo alla famiglia di portare un corredo adeguato alla stagione e, soprattutto, oggetti personali come fotografie o piccoli ricordi che rendano più familiare l’ambiente. Per chi ha dubbi su uno qualsiasi di questi aspetti, il nostro consiglio è sempre lo stesso, chiamare la struttura o, ancora meglio, prenotare una visita prima dell’ingresso, così da arrivare il giorno stesso con le idee più chiare.
Che consiglio darebbe a una famiglia che sta valutando l’ingresso di un genitore in Residenza?
Direi innanzitutto di non vivere questa scelta con il peso del senso di colpa, perché spesso è proprio questo a rendere il momento più difficile di quanto debba e possa essere. Scegliere una Residenza per Anziani può essere, ed è nella maggior parte dei casi, una scelta di cura, non un abbandono. Consiglierei poi di visitare la struttura, parlare con il personale, farsi raccontare come funziona la giornata tipo, e soprattutto di mantenere un dialogo aperto una volta avvenuto l’ingresso.
Non siamo noi al posto della famiglia, siamo al fianco della famiglia; questa, per come la vedo io, è la differenza che fa davvero la qualità dell’assistenza.







