Dopo un ricovero ospedaliero, capita spesso che le famiglie si trovino a confrontarsi, anche in tempi stretti, con termini come «riabilitazione intensiva» e «riabilitazione estensiva», presenti nelle relazioni di dimissione o nelle indicazioni dei professionisti sanitari.
La differenza tra i due percorsi riguarda l’intensità e la complessità del trattamento, il setting nel quale viene erogato e, soprattutto, le condizioni cliniche, funzionali e assistenziali della persona. La scelta del percorso più appropriato non dipende quindi soltanto dalla diagnosi, ma dalla valutazione complessiva del paziente e delle sue potenzialità di recupero.
La differenza tra riabilitazione intensiva ed estensiva e quando sono indicate
La riabilitazione intensiva è rivolta a persone con una disabilità significativa ma potenzialmente modificabile, che possono beneficiare di un programma riabilitativo ad elevato impegno e che, allo stesso tempo, necessitano di un livello assistenziale e sanitario adeguato alla complessità delle loro condizioni.
Prevede una presa in carico multiprofessionale e un trattamento riabilitativo strutturato nell’arco della giornata, nell’ambito di specifici setting riabilitativi. In Emilia-Romagna, nei percorsi di riabilitazione intensiva ospedaliera, l’impegno riabilitativo può arrivare ad almeno tre ore al giorno.
Un esempio frequente è rappresentato da alcuni pazienti che, dopo un ictus, presentano una disabilità importante e un significativo potenziale di recupero. Anche dopo interventi ortopedici complessi o in presenza di condizioni neurologiche associate può essere indicato, sulla base della valutazione specialistica, un percorso riabilitativo intensivo.
La riabilitazione estensiva è invece rivolta a persone che presentano ancora obiettivi di recupero funzionale, ma che necessitano di un programma con intensità differente e generalmente distribuito su un periodo più lungo. È frequentemente utilizzata nei pazienti anziani, fragili o con più patologie concomitanti, nei quali il percorso deve tenere conto non soltanto della funzione da recuperare, ma anche delle condizioni cliniche complessive.
Un esempio può essere quello della persona anziana dopo una frattura di femore o un intervento ortopedico, quando è necessario proseguire il recupero della mobilità , dell’equilibrio e dell’autonomia dopo la fase ospedaliera.
In entrambi i casi il percorso viene definito sulla base della valutazione clinica e funzionale della persona e degli obiettivi individuati dai professionisti che la prendono in carico.
L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero delle sedute di fisioterapia, ma individuare il livello di trattamento più appropriato alle capacità di recupero e alle condizioni generali del paziente.
Dopo l’ospedale: il recupero funzionale nella Residenza per Anziani Real Salus
Non tutte le persone che lasciano l’ospedale hanno necessità , o indicazione, per un ricovero in una struttura di riabilitazione intensiva.
In particolare nella persona anziana, dopo la stabilizzazione clinica può rimanere la necessità di proseguire il recupero motorio e funzionale in un ambiente assistito, nel quale fisioterapia, assistenza e gestione delle patologie concomitanti possano procedere in modo coordinato.
La Residenza per Anziani Real Salus accoglie ospiti in fase post-acuta e persone che, dopo un periodo di ospedalizzazione, hanno bisogno di un’ulteriore permanenza assistita per proseguire il proprio percorso di recupero.
La presenza di un’équipe multiprofessionale stabile consente di seguire l’ospite con continuità nel tempo e secondo un programma costruito sulle condizioni specifiche della persona e condiviso, per quanto possibile, con l’ospite stesso e con i familiari.
I programmi di recupero funzionale possono contare sulla presenza di una palestra attrezzata e di fisioterapisti esperti, con la possibilità di avvalersi di consulenze fisiatriche e ortopediche nelle situazioni che lo richiedono.
Negli anni la struttura ha maturato una particolare esperienza nella gestione del paziente anziano con problematiche ortopediche e nel recupero funzionale dopo la stabilizzazione chirurgica della frattura di femore, una delle condizioni più frequenti e delicate nella popolazione anziana.
Il percorso non è affidato a una sola figura professionale, ma a una squadra che lavora in modo coordinato. Il fisioterapista accompagna l’ospite nel recupero della mobilità , dell’equilibrio, della capacità di trasferimento e, quando possibile, della deambulazione e dell’autonomia nelle attività quotidiane.
Quando le condizioni lo richiedono, il programma può avvalersi anche di una consulenza fisiatrica, utile per la valutazione specialistica e per la definizione o revisione degli obiettivi riabilitativi. Il medico di struttura segue invece le condizioni generali dell’ospite e le eventuali patologie concomitanti, affinché il programma di recupero sia compatibile con il suo stato clinico.
«Il recupero non si esaurisce con la fine della degenza», spiega Leonardo Folchi, Responsabile dell’organizzazione aziendale delle Residenze per Anziani Real Salus per le sedi di Bologna e Ferrara. «Per questo dedichiamo tempo a coinvolgere e formare i familiari e i caregiver, mostrando loro le tecniche corrette per assistere la persona una volta tornata a casa. Chi lo desidera, inoltre, può proseguire il percorso di recupero a domicilio, attraverso il servizio di assistenza domiciliare dedicato, per mantenere nel proprio contesto le autonomie acquisite in struttura.»
Se un tuo familiare, dopo un ricovero ospedaliero, ha bisogno di proseguire il proprio percorso di recupero in un ambiente assistito, contattaci : il nostro staff è a disposizione per valutare insieme le esigenze della persona.







