Doll Therapy per i pazienti affetti da Alzheimer e demenza

Per alleviare i sintomi comportamentali dei pazienti con Alzheimer e demenza e migliorare la qualità della vita e delle loro relazioni, una delle terapie non farmacologiche più efficaci è la Doll Therapy. Questa attività si basa sull’utilizzo di una apposita bambola con la quale l’anziano interagisce, mettendo in atto dinamiche di cura e affetto che hanno effetti positivi su stati d’ansia, agitazione, rabbia e apatia.

Come documentato dal Centro per l’Alzheimer e dimostrato da numerosi studi, i benefici della Doll Therapy si riscontrano sia nell’immediato che nel lungo periodo e possono determinare, in alcuni casi, una diminuzione delle terapie farmacologiche nei pazienti trattati.

Già da qualche anno le strutture Real Salus hanno adottato questa terapia su pazienti che presentano gravi disturbi comportamentali, osservandone quotidianamente l’impatto positivo: ma di cosa si tratta esattamente, e come funziona la Doll Therapy? Approfondiamo questo argomento con l’aiuto di Gabriella Nerieri, animatrice della struttura San Petronio di Bologna. 

La teoria dell’attaccamento alla base della Doll Therapy

La Doll Therapy pone le sue fondamenta sulla teoria dell’attaccamento, formulata negli anni ‘60 dallo psicologo infantile inglese John Bowlby, il quale per primo dichiarò che la ricerca di un contatto costante tra genitore e bambino è la diretta conseguenza di un istinto primordiale. Il genitore ha infatti il bisogno fisiologico di accudire il proprio figlio, così come il bambino, nei primi anni di vita, è naturalmente portato a cercare protezione e accudimento da parte del genitore. L’attaccamento è quindi l’insieme delle dinamiche secondo le quali genitori e figli instaurano un rapporto istintivo, sul quale si fonderà poi la crescita stabile e sicura di questi ultimi.

Nell’ambito della Doll Therapy, quindi, la bambola diventa un oggetto transazionale, in grado di richiamare a livello profondo la dinamica di accudimento primordiale, facendo quindi sentire più protetto – e quindi più calmo – l’anziano, specialmente se sottoposto a condizioni di stress.

La bambola permette quindi di riproporre la dinamica dell’accudimento, soddisfando il bisogno di vicinanza, contenimento e rassicurazione: la Doll Therapy può essere proposta a pazienti di entrambi i sessi, poiché le dinamiche sulle quali insiste appartengono a tutti. 

L’ideatrice della Doll Therapy è la psicoterapeuta svedese Britt Marie Egedius Jakobsson che, negli anni ‘90, realizza la prima bambola “speciale” per suo figlio, affetto da autismo, iniziando così la sperimentazione.

In Italia, questa terapia è stata introdotta dal compianto dott. Ivo Cilesi, pedagogista ed esperto di Alzheimer, che ha studiato e curato la realizzazione della bambola ad oggi utilizzata per la terapia e diventata un vero e proprio presidio medico. 

doll therapy bambola

Doll Therapy per i pazienti con Alzheimer: come funziona?

Comprendiamo quindi l’importante valenza che la terapia della bambola può avere per gli ospiti di RSA, case di riposo e case di cura, come si applica nel concreto e quali benefici porta. 

Caratteristiche della bambola per la Doll Therapy 

Le bambole utilizzata per questa terapia sono morbide e piacevoli al tatto e non sono troppo somiglianti a un bambino vero: riproducono dimensioni e peso di un bimbo piccolo, ma le fattezze del volto e i dettagli anatomici sono quelli di un giocattolo, per permettere l’immedesimazione evitando però il più possibile reazioni di spavento o rifiuto da parte dell’anziano.

Il peso è distribuito in modo che, quando la bambola viene cullata, sembri proprio di tenere addosso un bebè. Altro elemento interessante è la possibilità di metterla seduta, così da poter simulare diverse tipologie di accudimento e aumentare le possibilità di interazione: le braccia e le gambe, ad esempio, sono aperte in modo da facilitare l’abbraccio.

Inoltre, lo sguardo della bambola è orientato in modo che, tenuta inclinata sul braccio sinistro, guardi negli occhi chi la tiene in braccio: questo perché, generalmente, le mamme allattano i loro piccoli stesi sul lato sinistro. Questa posizione viene spesso riproposta per tenere la Doll. 

Modi e tempi di svolgimento della terapia 

L’animatrice Gabriella Nerieri di Real Salus ci ha aiutato a osservare più da vicino le reazioni dei pazienti quando entrano in contatto con la bambola: “innanzitutto, è importante sapere che la Doll Therapy risulta efficace solo se somministrata correttamente, nel pieno rispetto dei tempi e delle esigenze del soggetto coinvolto”.

Gabriella ha spiegato che, innanzitutto, oltre a conoscere la storia di vita dell’Ospite, è necessario osservare fin da subito se il paziente mostra un interesse positivo nei confronti della bambola, mostrando empatia e affetto nei suoi confronti. Se la prima risposta è favorevole, si può allora valutare di stabilire un programma terapeutico, confrontandosi con il neurologo e gli operatori che si occupano del paziente, come ad esempio il fisioterapista che opera all’interno di Real Salus.

“Generalmente” prosegue Gabriella “la bambola viene proposta in momenti specifici della giornata, diventando quindi parte della routine dell’anziano: se la Doll Therapy venisse somministrata troppo spesso, l’anziano potrebbe rifiutarla e ridurre l’interesse”.

I progressi del paziente vengono tracciati in appositi documenti di osservazione, grazie ai quali si riesce a ricostruire l’evoluzione della terapia o eventuali momenti di difficoltà. 

La durata di ogni sessione di Doll Therapy è di una o massimo due ore, poiché una somministrazione troppo prolungata potrebbe sfociare in episodi di ansia o attaccamento patologico. L’operatore deve sempre separare l’anziano e la bambola con gentilezza, simulando episodi verosimili, come ad esempio la necessità di lavare e cambiare la bambola, oppure il bisogno di metterla a dormire. 

Doll Therapy AlzheimerDoll Therapy: i principali benefici 

I benefici della Doll Therapy per i pazienti con Alzheimer e affetti da demenza senile sono comprovati: osserviamo i principali, senza dimenticarci di tenere presente che possono presentarsi anche casi in cui è meglio non procedere con questa tipologia di approccio.

Riduzione di attacchi d’ira e stati ansiosi

Dirigere l’attenzione verso la bambola e assumere atteggiamenti di affetto e accudimento nei suoi confronti permette all’anziano di rilassarsi, mettendo in moto condizioni mentali e ormonali che riducono gli eccessi di rabbia e l’ansia. Lo stato di rilassamento si attiva soprattutto grazie al contatto stretto con la bambola, anche mediante l’abbraccio.

Miglioramento del disturbo del wandering

Per i pazienti che manifestano il disturbo del wandering, ovvero il camminare incessantemente senza una meta – tipico dei pazienti affetti da Alzheimer – la Doll Therapy favorisce la sosta per accudire la bambola e relazionarsi con lei.

Miglioramento dell’alternanza sonno/veglia

Anche per coloro che soffrono dei disturbi del sonno la bambola è un grande aiuto: il rilassamento generale e la diminuzione dell’inquietudine hanno un diretto beneficio sui ritmi diurni e notturni.

Richiamo di ricordi piacevoli

Come abbiamo detto, la Doll Therapy fa leva su ricordi profondi: proprio per questo, se l’anziano è genitore/nonno o se ha comunque avuto modo di cullare un bambino, la relazione instaurata con la bambola gli consente di risvegliare momenti piacevoli ed emozioni felici.

Attivazione della memoria procedurale

La Doll Therapy agevola l’attivazione della cosiddetta “memoria procedurale”: il compiere ripetutamente gesti di cura della bambola come vestire e svestire, cullare e alimentare, permette anche all’anziano di avere una migliore cura di sé nelle attività quotidiane

Opportunità per creare legami 

La bambola è infine un modo per creare legami con altri ospiti o con gli operatori che si occupano delle attività di animazione. La presenza della bambola può dare il via a opportunità di interazione, e può incoraggiare l’anziano a partecipare ad attività di gruppo: l’effetto finale sarà quello di un miglioramento complessivo, con riduzione dello stato apatico e maggiore qualità del contatto con la realtà.

Le controindicazioni: quando è meglio non procedere con la Doll Therapy?

Qualora la bambola venga rifiutata, è meglio non insistere e procrastinare la seduta. 

Qualora poi il paziente rifiuti apertamente la bambola, per esempio manifestando aggressività oppure trattandola male, è opportuno interrompere subito la terapia.

Un altro caso in cui non è opportuno somministrare la Doll Therapy è se l’anziano presenta dolore fisico o un altro problema che lo distrae: queste condizioni spostano il focus dalla bambola ad altro, e rendono l’interazione inutile o addirittura dannosa.

Il benessere dell’anziano in RSA: i servizi di Real Salus

Affidare il proprio caro a Real Salus significa scegliere un team interdisciplinare esperto, che crede profondamente nella dignità della persona e lavora per garantire all’ospite il maggior grado di benessere psicofisico possibile.

Terapie non farmacologiche come la Doll Therapy, la Pet Therapy e la Tangoterapia sono sviluppate dagli animatori, in collaborazione con gli Oss, proprio per offrire importanti occasioni terapeutiche a pazienti affetti da demenza e da altri tipi di difficoltà.

L’obiettivo è migliorare la qualità di vita e creare un clima familiare, sicuro e accogliente: proprio per questo, i servizi sanitari, di assistenza e animazione presso Real Salus sono svolti con modalità e intensità differenti a seconda del livello di autosufficienza dell’anziano, e sono garantiti a tutti gli ospiti delle nostre strutture per permettere loro di sentirsi veramente a casa.

 

 

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